Tabacco, fumo, sigari e sigarette
L'industria del tabacco in Italia ha una storia ricca e complessa, caratterizzata da trasformazioni significative tra il 1860 e il 1960. Dopo l'Unità d'Italia, nel 1862, fu istituita la "Privativa dei Sali e Tabacchi" e fu conferito allo Stato il monopolio sull'importazione, produzione e vendita dei prodotti del tabacco. Inizialmente gestito direttamente dal Ministero delle Finanze attraverso la "Direzione Generale delle Gabelle", nel 1868 il controllo passò alla "Società Anonima Regia Cointeressata dei Tabacchi" per un periodo di 15 anni. Nel 1884, lo Stato riprese la gestione diretta tramite la "Direzione Generale delle Privative", poi rinominata "Direzione Generale dei Monopoli" nel 1918.
La produzione di sigarette iniziò nel 1878 presso la Manifattura Tabacchi di Firenze, con lavorazione manuale. Fino al 1890 questa rimase l'unica manifattura a produrre sigarette, salvo una breve sperimentazione a Bologna nel 1888-89. L'introduzione delle prime macchine confezionatrici nel 1892 permise una riduzione dei prezzi e favorì l'aumento del consumo. Nel 1905 solo sei manifatture producevano sigarette: Firenze, Bologna, Milano, Napoli, Roma e Torino.
La produzione di sigari, in particolare il sigaro italiano di tipo "fermentato", aveva avuto origine nel 1815 a Firenze. Dopo un periodo di grande successo all'inizio del XX secolo, il secondo dopoguerra segnò il declino di consumo di sigari.
Nel 1927 fu istituita l'Azienda Tabacchi Italiani, una società responsabile della produzione, lavorazione e commercio di tabacco, sale e chinino. L'anno successivo, la "Direzione Generale dei Monopoli Industriali" fu rinominata "Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato" (AAMS), segnando un passo verso una gestione più autonoma e industriale del settore.
Durante il periodo fascista, nonostante Mussolini considerasse il fumo un'abitudine non adatta all'uomo nuovo fascista, la coltivazione del tabacco rimase una delle principali attività agricole, promossa anche nelle colonie africane. Nel 1934 l'Italia promulgò il divieto di vendita e somministrazione di tabacco ai minori di 16 anni, vietando loro di fumare nei luoghi pubblici.
Nel dopoguerra l'AAMS si impegnò nella ricostruzione e modernizzazione degli impianti, ma affrontò sfide dovute alla crescente burocratizzazione e all'ingerenza politica nelle scelte manageriali. L'adesione al Trattato di Roma nel 1957 e l'avvio del mercato comune europeo posero nuove sfide al monopolio italiano, costringendo l'Italia ad adeguarsi alle regole della concorrenza e ad aprire progressivamente il mercato ai prodotti esteri.




