Industria elettrica e Illuminazione
L’industria elettrica e dell’illuminazione ha avuto un ruolo chiave nello sviluppo economico e sociale italiano, ponendo le basi per la trasformazione industriale del Paese grazie alla costruzione di una moderna rete elettrica. Dopo l’Unificazione, l’illuminazione pubblica era ancora dominata da gas e olio. La svolta arriva con l’introduzione dell’energia elettrica: nel 1883 si accende la prima centrale a Milano, seguita da altre iniziative locali. L’uso dell’idroelettrico si diffonde, con aziende come Edison (fondata nel 1884), che avvia la produzione su larga scala. Lo sfruttamento della risorsa idroelettrico fu reso possibile da due fattori complementari: (i) la presenza di rilievi alpini che permisero la costruzione di dighe e invasi; (ii) la disponibilità di una tecnologia avanzata e affidabile per la trasformazione attraverso le turbine della forza di caduta delle acque in energia elettrica.
Nel primo Novecento si assiste alla generalizzata elettrificazione delle città e delle industrie. Crescono grandi gruppi come la Società Adriatica di Elettricità (SADE) e la Società Generale Italiana di Elettricità. Durante il Fascismo il settore viene regolamentato e si incentiva lo sviluppo delle infrastrutture, mentre la Seconda Guerra Mondiale produce gravi danneggiamenti della rete elettrica.
Nel dopoguerra l’elettrificazione si espande in tutto il Paese, inclusa l’Italia rurale. Nel 1962 si arriverà alla nazionalizzazione del settore con la nascita dell’ENEL. L’illuminazione pubblica diventa sempre più efficiente e l’uso domestico dell’elettricità cresce con la diffusione di elettrodomestici, contribuendo al cambiamento delle abitudini e al generale miglioramento della qualità della vita.




