Edilizia e Costruzioni
Nel 1861, con l'Unità d'Italia, il settore edilizio era ancora caratterizzato da pratiche costruttive tradizionali e artigianali, ma nei decenni successivi lo sviluppo dell'industrializzazione portò all’adozione di nuove tecniche di edificazione. Le città italiane, in particolare Roma, Milano e Napoli, iniziarono a espandersi, e la necessità di nuovi edifici residenziali e pubblici aumentò considerevolmente, dando spazio a nuove lottizzazioni e alle inevitabili speculazioni sulle aree edificabili. L'introduzione dei mattoni e dei materiali più moderni, come il cemento armato, trasformò la costruzione di abitazioni e infrastrutture, velocizzando i processi e rendendo possibili nuove forme di fabbricazione.
Negli anni '20 e '30 il fascismo promosse un'architettura monumentale e funzionalista, accompagnando l’obiettivo del regime di modernizzare il paese. Questo periodo vide la realizzazione di numerosi edifici pubblici, come palazzi del governo, scuole e infrastrutture, con uno stile che univa elementi classici e moderni. Tra i più noti progetti vi furono l’EUR a Roma e la Fiera di Milano. Da ricordare anche le città di ‘nuova’ fondazione, la cui fisionomia rispettava i criteri più rigorosi del razionalismo urbanistico. Tra tutte queste, occorre sicuramente menzionare la piccola cittadina di Tresigallo, nel Ferrarese.
Il dopoguerra segnò la necessità di ricostruire le città devastate dai bombardamenti e di mettere mano all’annoso problema delle carenze abitative anche in conseguenza dell’esodo dalle campagne. L'Italia varò un imponente piano urbanistico, non sempre regolamentato, che portò alla creazione di nuovi quartieri e infrastrutture. Il boom economico degli anni '50 e '60 stimolò ulteriormente l’espansione edilizia, soprattutto nelle grandi città, dove sorsero ampie zone residenziali, e numerosi nuclei industriali. L'uso del cemento armato e della prefabbricazione divenne prevalente, segnando un cambiamento nella progettazione e nella realizzazione di edifici.





