Biomedicale
Dopo l’Unità la medicina si modernizza grazie ai progressi scientifici europei. Nascono le prime industrie farmaceutiche, come Menarini (1886) e Angelini (1919). La sanità pubblica registra i primi miglioramenti con l’istituzione di ospedali e laboratori di analisi, mentre i primi strumenti medici sono prodotti artigianalmente.
L’introduzione della radiologia (1895) e della microbiologia rivoluziona le diagnosi e le cure. Negli anni ’20 e ’30 l’Italia investe in ricerca medica, e la produzione di strumenti chirurgici e apparecchiature ospedaliere si diffonde, con aziende come la Bracco (fondata nel 1927). Durante il Fascismo la sanità pubblica viene riorganizzata, con un focus su vaccinazioni e prevenzione.
Lo sviluppo degli anni del boom economico, che corrisponde peraltro alla progressiva integrazione del mercato unico europeo, favorisce la crescita dell’industria biomedicale, con l’adozione su larga scala di dispositivi diagnostici e terapeutici, come elettrocardiografi e apparecchi per anestesia. Le collaborazioni con università e ospedali stimolano l’innovazione, gettando le basi per il futuro ‘distretto’ biomedicale italiano.
Il polo biomedicale di Mirandola (provincia di Modena) nasce negli anni ’60 per un’intuizione dell’imprenditore locale Mario Veronesi che nel tempo ha saputo attrarre capitali nell’area trasformandola da realtà prevalentemente rurale a centro industriale di primissimo piano. Nondimeno, più in generale, il biomedicale italiano pone le proprie basi nell’evoluzione della medicina, della tecnologia e dell’industria farmaceutica, passando da una dimensione artigianale a una più industrializzata.




