Macchine per scrivere
La produzione di macchine per scrivere in Italia iniziò a svilupparsi concretamente nei primi decenni del Novecento, ma le basi furono poste già alla fine dell’Ottocento, in un contesto dominato da importazioni tedesche e americane. Il vero punto di svolta fu la fondazione della Olivetti nel 1908 a Ivrea, a opera di Camillo Olivetti, che realizzò la prima macchina per scrivere italiana, la M1, nel 1911. Negli anni ’20 e ’30 Olivetti crebbe rapidamente, anche grazie al sostegno del regime fascista, che ne favorì la penetrazione negli uffici pubblici e scolastici. Le macchine Olivetti, robuste e precise, come la MP1 (1932) e la Studio 42 (1935), si affermarono sul mercato nazionale ed estero. L’azienda, guidata da Adriano Olivetti, integrava design, innovazione tecnica e un modello industriale avanzato, distinguendosi per la cura riservata anche al benessere dei lavoratori.
Nel secondo dopoguerra la Olivetti divenne simbolo del made in Italy tecnologico, con modelli iconici come la Lettera 22 (1950), disegnata da Marcello Nizzoli, che conquistò mercati internazionali e premi per il design. Negli anni ’50 e ’60, infatti, il connubio tra ingegneria e design portò le macchine da scrivere italiane a essere sinonimo di qualità ed eleganza, consolidando il primato di Olivetti nel mercato internazionale. Altre aziende nazionali non riuscirono a competere su larga scala, e il settore rimase dominato da Olivetti, che fu tra i leader mondiali fino all’avvento dell’informatica.




